Cosa scegliamo di vedere!? il montaggio

On November 21, 2011, in Regia, by admin

Salve cinefili di tutto il mondo!

Fin qui abbiamo analizzato ciò che sta dentro il quadro  e ciò che ne è fuori. Ora analizziamo il rapporto tra i diversi quadri , ciò che viene chiamato il montaggio.

Montare vuol dire attaccare tra loro i pezzi di una pellicola, dargli un ordine  dal quale scaturirà il film: la sua storia , il suo ritmo , il suo significato.

Molti hanno cercato di indagare il senso profondo del montaggio e, dalla nascita del cinema, si sono susseguite e sovrapposte  varie teorie che lo hanno definito e in qualche  caso addirittura normato.  Forse  gli ultimi che hanno proposto una vera normativa del montaggio ( praticamente negandolo) sono stati i teorici della Nouvelle Vague, ma da diversi anni è opinione comune, ampiamente condivisa, che non ci sia una tecnica di montaggio migliore di un’altra e tanto meno un codice superiore e uno inferiore: ogni film è una storia a sè!

Ritorniamo ad Hachiko, il mio migliore amico, del 2009.

ad un certo punto la moglie incomincia ad affezionarsi al cane che non vuole , ma a cui il marito si sta affezionando.

 

 

 

 

 

Stacco successivo…

 

 

 

 

 

un momento! c’è qualcosa che non va!? Con chi sta parlando la signora?

Era solo uno scherzo: ho invertito l’immagine, quella giusta è questa:

Ma se davvero il regista avesse girato e montato di seguito quelle due inquadrature  teoricamente  avrebbe commesso un errore, avrebbe scavalcato il campo, confondendo lo spettatore, che non riuscirebbe  a capire con chiarezza chi sta guardando chi.

Insomma quello che è successo è che , scavalcando il campo, abbiamo corso il rischio di rompere quella che viene chiamata la continuità spaziale temporale, cioè quella cosa , realizzata attraverso  il rispetto di alcune regole di base, che permette allo spettatore di essere certo che i nostri personaggi stanno parlando tra di loro nello stesso spazio e nello stesso tempo; quella cosa che si rompe volontariamente ogni volta che nella storiac’è un ellissi,cioè un salto temporale in avanti.

Vi sarà capitato tante volte di vedere questa tecnica con questi stacchi, definita ; campo e contro campo e viene realizzata utilizzando questa altrettanto classica inquadratura  che vede il personaggio di quinta e uno frontale, un ‘inquadratura  che gli americano chiamano OTS , cioè over the shoulder, dietro le spalle, proprio come se la macchina da presa fosse posta dietro le spalle di un personaggio, che risulta di quinta o in parte di quinta , come nel caso del cane, mentre l’altro, quello su cui viene sollecitata l’attenzione dello spettatore , è posto frontalmente.

Il campo e contro campo possono essere definiti come due inquadrature corrispondenti che si alternano nel montaggio.

Per non correre il rischio di scavalcare il campo occorre tracciare idealmente una linea che congiunga i due personaggi, e poi tenersi sempre con la macchina da presa al di qua o al di là di quella linea. Quella linea viene definita linea di azione ed è più agevole idealizzarla come un grande vetro che , unendoli, divida esattamente a metà i personaggi.

In questo modo le inquadrature di potranno sempre legare e montare tra di loro, perchè verrà sempre rispettato il raccordo degli sguardi, cioè il personaggio che guarda a destra nel campo continuerà a guardare a destra nel contro campo e così via.

Ora godiamoci la scena:

al prossimo post miei cari cinefili!

So long!

 

 


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hachiko

On November 17, 2011, in Regia, by admin

oggi vorrei sottoporvi un film:

Hachiko il tuo migliore amico, film del 2009.

Vi è piaciuto?

Ci sono diverse cose interessanti in questo film! ? Facciamo un gioco: se lo avete visto , segnalatemele alcune, tra tutti verrà scelta la migliore e premiata con una sorpresa!

Ora per darvi un imput vi faccio vedere una scena:

So long!

Aspetto !


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cinefilosofia , chi è costui?

On November 13, 2011, in Regia, by admin

salve cinefili di tutto il mondo!

New entry nella redazione: Elda Lo Cascio.

Ci introduce su un nuovo argomento; la cinefilosofia.

 

A Te Elda !

 

 

Le immagini cinematografiche aiutano a comprendere e a ricordare i concetti filosofici. Partendo da questo principio, da diversi anni a Parigi un giovane docente, Ollivier Pourriol, tiene in un cinema della Capitale francese, l’MK2, le sue lezioni di cinefilosofia. Prendendo spunto da questa esperienza, abbiamo rielaborato nuovi percorsi cinefilosofici su autori e temi portanti della cultura occidentale.

La cinefilosofia è, senza dubbio, un modo nuovo di ri-attivare il pensiero e di attraversare i mostri sacri della nostra cultura con il supporto delle immagini cinematografiche.

Lo scopo degli incontri cinefilosofici è quello di rendere “visibili” autori e concetti a volte ritenuti troppo distanti dalla nostra esperienza quotidiana perché apparentemente troppo astratti.

Per raggiungere questo scopo, un percorso cinefilosofico si avvale di brevi spezzoni di film che aiutano lo spettatore a visualizzare (e, dunque, a comprendere e ricordare) le tematiche in questione.

La cinefilosofia non è una scienza esatta, gli incontri non sono monologhi interminabili o lezioni frontali ma  eventi collettivi in cui lo spettatore (se vuole) è chiamato a partecipare attivamente alla costruzione di un dialogo, esprimendo il proprio parere a partire dalle immagini o dalle suggestioni fornite dal conduttore.

La cinefilosofia deve ancorare al vedere le idee, ritrovandovi una concretezza costruita sulle immagini in movimento: pensare è vedere!

Non è un caso che il termine “idea” venga dall’antica radice vid- da cui si forma anche il verbo latino video.

Immagini e concetti diventano, ora, complementari: i registi spiegano con le loro opere la filosofia e mostrano i pensieri, mentre i filosofi ci permettono di comprendere le prospettive visive. Cinema e filosofia si accomunano, dunque, perché sono entrambi in movimento: immagini e pensieri in perenne oscillazione attorno all’uomo in un fotogramma esistenziale.

Alcune pellicole sono delle vere e proprie scuole di pensiero in cui attraverso il bello e il brutto si impara a distinguere il bene dal male, il vero dal falso, il giusto dall’ingiusto. Alcuni film ci insegnano che il crimine non paga mentre altri ci dicono che l’amore non esiste.

E allora Rambo può diventare – perché no – un esempio di buona applicazione del metodo cartesiano, Quentin Tarantino in Kill Bill Vol.2 può suggerirci di guardare il mondo attraverso una lente nietzschiana, America Beauty può metterci in guardia dalle passioni.

Vedere è pensare, ma lo è immediatamente e inconsapevolmente. Il passo successivo è proprio acquisire cognizione del nostro sguardo e con esso del nostro pensiero. In altre parole, i filosofi diventano le guide per vedere consapevolmente i film ma anche la televisione, la pubblicità, il mondo, gli uomini e le cose. Su questo spostamento di prospettiva si fonda la rivoluzione della cinefilosofia.

 

Elda Lo Cascio

So long amici!


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